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| Venezia: Festa della Salute! | ![]() |
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Attorno alla metà del diciassettesimo secolo, il nord Italia subisce una delle più gravi epidemie di peste, quella stessa che fornirà spunto ai "Promessi Sposi" di Alessandro Manzoni.
Particolarmente colpita la città di Mantova, che oltre al morbo si trova a dover affrontare anche la carestia causata dal cordone sanitario che gli stati confinanti le hanno imposto.
Il ducato dei Gonzaga è faccia a faccia con il totale annientamento, e in un impeto di disperazione riesce a far passare clandestinamente lungo la rotta fluviale un gruppo di ambasciatori diretti a Venezia (cui Mantova è legata da un gemellaggio fra città d'acqua e arte, più che da alleanze politiche), con la richiesta di inviare aiuti alimentari per via fluviale.
La Serenissima onora il patto di mutuo soccorso e accoglie l'ambasceria, mettendola però in quarantena nell'isola di San Servolo, allora disabitata. Si da incarico ad alcuni "marangoni" di approntare ricoveri per l'alloggio dei dignitari, e sarà uno di questi artigiani, abitante nella zona di San Vio, il veicolo attraverso cui l'epidemia azzannerà anche Venezia.
L'escalation dell'infezione è impressionante, dopo la morte del falegname e di tutta la sua famiglia, già nella settimana seguente i morti si contano a decine nel quartiere e in quella ancora seguente a centinaia in tutta la città. In un breve volgere di tempo, nonostante i bandi sempre più severi dei Savi alla Sanità, la popolazione è letteralmente decimata. Periscono anche il Doge e gran parte della sua famiglia, e la malattia non risparmia l'aristocrazia né il clero.
Sul limitare dell'inverno è la Dominante che a sua volta si confronta con il pericolo di venire totalmente cancellata.
Fallita ogni ricerca di rimedio farmacologico, nonostante i ricchissimi premi promessi a chi ne avesse scoperto di efficaci ad arginare l'epidemia (famoso resta quel bando che ordinava a chiunque si sentisse i sintomi del male di orinare subito e di berne almeno mezzo litro, quasi già allora qualche oscuro cerusico avesse intuito la dinamica degli anticorpi), ancora una volta governo e popolo si volgono alla religione.
Il tempio viene consacrato il giorno 21 novembre che da allora per i Veneti diviene il giorno della Madonna della Salute.
Per l'occasione, viene costruito un ponte di barche che avvicina il santuario al centro della città e sono pochissimi ancora oggi i veneziani che mancano l'appuntamento, siano essi religiosi o atei. La festa infatti appartiene innanzittutto ai bambini, per il vivace mercato di giocattoli e dolciumi che in quel giorno si allestisce nei dintorni.
Sia a causa dell'abitudine contratta sin dalla tenera età, o sia invece che la salute è un bene caro a tutti, indipendentemente da credenze religiose o filosofiche, il fatto sta che in quel giorno il traffico dei "pellegrini" è tanto intenso, sin dalle prime ore del mattino, da obbligare l'uso di sensi unici pedonali a partire dal ponte dell'Accademia.
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